13 Ottobre 2022

Fucili da caccia: le forme della meccanica

STILE E FUNZIONALITÀ DEI FUCILI DA CACCIA

È il funzionamento di un'arma a influenzare la sua estetica oppure accade il contrario? Benelli ci insegna che forma e funzione si condizionano vicendevolmente fino ad arrivare a un perfetto mix di stile e funzionalità.

LA PROGETTAZIONE DEI FUCILI DA CACCIA

Parlare di stile e funzionalità delle armi da fuoco, riferendoci soprattutto ai fucili da caccia – che hanno innate esigenze estetiche, a differenza per esempio delle armi militari – non è facilissimo e per agevolare il compito ci aiuteremo con un confronto.

Se consideriamo ad esempio il settore automobilistico, è sorprendente notare come modelli completamente diversi condividano la stessa piattaforma e gran parte della meccanica: in questi casi a “ingannare l'occhio” è la carrozzeria, elemento importantissimo nella progettazione e realizzazione di un'automobile, che riesce a caratterizzare un modello molto più di quanto possano fare altre particolarità tecniche.

Nelle armi da fuoco e quindi anche nei fucili da caccia manca una “carrozzeria” vera e propria, in altre parole un elemento con funzioni meramente estetiche.

Èla meccanica stessa che spesso “fa da carrozzeria” e dunque conferisce all'arma la sua forma caratteristica appositamente studiata per ottimizzarne l'ergonomia.

Per riprendere ancora il caso automobilistico dei modelli che condividono la stessa piattaforma, questa operazione non sarebbe applicabile con la stessa disinvoltura alle armi.

Se, ad esempio, un fucile semiautomatico da caccia in calibro 20 condividesse la medesima carcassa dello stesso modello in calibro 12, verrebbero meno quelle peculiarità che giustificano l'esistenza – e le differenze – dei due calibri.

Quindi, come fa Benelli, ogni calibro ha una carcassa a lui dedicata, sempre adeguatamente dimensionata rispetto alle necessità funzionali.

Progettare fucili e carabine comporta un lavoro strettamente integrato e interdipendente fra chi si occupa della meccanica e chi cura il design complessivo del modello. Non è neppure immaginabile l'eventualità che l'arma venga progettata senza tenere conto delle influenze che il funzionamento ha sull'estetica.

LO STILE DEI FUCILI DA CACCIA

Fin da subito deve esistere una stretta interdipendenza fra progettazione della meccanica e design nei fucili da caccia, anche perché mai come ora un concetto ha assunto un ruolo fondamentale: lo stile.

In un mercato particolarmente affollato da una ricca offerta di prodotti, è importante che le proprie armi siano ben riconoscibili dalle altre, esigenza tanto maggiore per chi, come Benelli, produce armi top di gamma, ricche di soluzioni tecniche esclusive.

Un'azienda costantemente all'avanguardia nella ricerca tutto può volere tranne che i suoi prodotti siano confusi con quelli degli altri.

Lo stile è il risultato del modo di produrre armi con aspetti costanti e caratteristici, che abbiano una loro identità, dei contenuti tecnici di valore e una qualità costruttiva evidente.

Tutto ciò dona all'arma un'immediata riconoscibilità, dovuta anche e in massima parte dal suo design. Oltre a essere bella e riconoscibile, l'arma deve anche essere funzionale o, per dirla meglio ancora, fisiologica, cio è deve essere perfettamente compatibile con le caratteristiche e le necessità di chi la utilizza.

Il cacciatore che si graffiava le dita inserendo a fatica le cartucce nel serbatoio del suo fucile automatico è fortunatamente solo un ricordo del passato: in un fucile moderno tutto ciò è considerato inammissibile.

COME PROGETTARE AL MEGLIO I FUCILI DA CACCIA?

L'arma deve essere comoda e agevole da usare e, per riprendere l'ultimo esempio, è compito dei designer fare in modo che i bordi della finestra di alimentazione delle cartucce siano ben arrotondati e raccordati, in modo che il cacciatore non si ferisca.

Per forza di cose, l'apporto della progettazione estetica deve spingersi anche al miglioramento tecnico e funzionale del fucile da caccia.

Ma è vero anche il contrario e proprio da un altro esempio emerge la sinergia fra sviluppo tecnico e ricerca stilistica: il gruppo di presa dei gas della carabina Benelli Argo E È, rispetto a quanto di solito avviene, molto vicino alla camera di cartuccia.

Questa scelta innovativa, dettata dalla funzionalità, ha creato anche un beneficio stilistico, perché ha permesso di disegnare un'astina particolarmente ergonomica grazie al contenuto ingombro longitudinale della meccanica alloggiata al suo interno.

La sintesi fra meccanica e forma, che infine determina lo stile e la funzionalità dell'arma, nasce dunque dal mutuo e reciproco coinvolgimento dei progettisti tecnici e dei designer, che avviene costantemente, dalle prime fasi del progetto fino al completamento e alla messa in produzione dell'arma.

LA PAROLA AL DESIGNER DEI FUCILI BENELLI

«Per tanto tempo al lavoro in Benelli mi sono occupato del design dei prodotti» ricorda l'architetto e designer pesarese Marco Gaudenzi, che ha dato forma ai fucili da caccia Benelli degli ultimi decenni «un design che potrei definire integrale non solo perché esteso a tutti gli elementi e componenti del prodotto, ma anche perché via via effettuato in team con tutti i progettisti meccanici, con quelli di officina e con tutta la squadra aziendale dedicata allo sviluppo e innovazione del prodotto. Un lavoro intenso da cui ho imparato continuamente anche a trasformare ogni volta il modo di lavorare».

La filosofia progettuale di Benelli segue infatti questo corso. In ogni modello i contenuti dello stile e del design italiano sono ideati e immediatamente integrati nell'arma, sin dalle primissime ore della sua progettazione.

IL MADE IN ITALY DEI FUCILI DA CACCIA

È questa la ragione fondante del processo che porta al bello e ben fatto, carattere fondamentale del Made in Italy e riconosciuto in tutto il mondo.

Sono innumerevoli gli aspetti che entrano in gioco dal punto di vista progettuale: strumentazioni balistiche, stazioni di calcolo, simulazione virtuale, linee di tiro e tanti computer di fronte ai quali i tecnici Benelli si confrontano quotidianamente, con la necessità di trovare soluzioni innovative per la soddisfazione degli appassionati, cacciatori e tiratori.

Il circolo virtuoso del metodo di lavoro Benelli comprende design, studi di ergonomia, progettazione CAD, calcoli e prototipazione rapida – proprio la tecnologia delle stampanti 3D, con cui in molti stanno iniziando a giocare in casa propria! – i test nel Laboratorio Balistico, le qualifiche dei prototipi reali in prove sparo, i simulatori meccanici, le analisi con i prototipi virtuali e infine i test sul campo con utilizzatori esperti; per ricominciare poi dall'inizio, in una specie di partita a ping-pong tra Ufficio Sviluppo Prodotto e Reparto Esperienze, che arricchisce l'arma fino alla sua versione definitiva, che viene avviata a industrializzazione, produzione e vendita.

Se è vero che non ci può essere futuro senza un grande passato, Benelli negli ultimi decenni ha condotto un'attività di ricerca e sviluppo impressionante sui propri fucili e carabine.

Un numero può dare l'idea dell'enorme mole di lavoro svolta: considerando tutti i parametri in gioco, Benelli ha attualmente in produzione mille (mille!) diverse varianti di fucili.

L'EVOLUZIONE DEI FUCILI DA CACCIA BENELLI

Ripercorriamo qualche tappa degli ultimi decenni.

Con il Super Black Eagle (1991), primo fucile al mondo in calibro 12 Super Magnum, il brand Benelli ha conquistato il mercato degli Stati Uniti non solo per l'offerta tecnica, ma per l'indiscutibile eleganza del design Made in Italy, all'epoca pressoché sconosciuto.

Un altro esempio di sinergia meccanica/linea è dato dal Centro (1996), primo fucile con bindella in fibra di carbonio intercambiabile.

L'M4 Super 90 (1998) è l'unico semiauto Benelli non da caccia: nonostante l'azienda di Urbino si addentrasse in un terreno finora inesplorato, l'arma piacque anche ai Marines americani, che la adottarono.

Il Nova (1999), con carcassa e calcio in un pezzo unico, ha rivoluzionato l'architettura dei fucili a pompa; da notare che il prototipo fu realizzato con una stampante 3D quasi trent'anni fa.

Il Raffaello Crio (2001) è ricordato fra l'altro per la linea innovativa della carcassa, particolarmente slanciata, che rendeva sempre più elegante il fucile da caccia, ormai diventato vero oggetto da esibire con orgoglio.

Con la carabina semiautomatica Argo (2003) Benelli apriva non solo un nuovo capitolo nella sua storia, ma anche nell'evoluzione di questo tipo di armi, che assumevano sempre più l'aspetto e le caratteristiche proprie di un fucile da caccia.

Un'altra pietra miliare, sia per la funzionalità che per il design, è stato il modello Comfort (2005) che adotta il sistema ComforTech, in grado di contenere drasticamente gli effetti del rinculo, e grazie alla sua linea piacevole ed essenziale fa capire a molti cacciatori che il calcio e l'astina di polimero possono essere una più che valida alternativa del legno.

Con il Raffaello Legacy 28 (2009) Benelli dà un notevole saggio di bravura, perché copre una nicchia di mercato – quella dei fucili più leggeri e maneggevoli – con un capolavoro di eleganza e funzionalità.

Il Vinci (2009) è probabilmente il fucile semiautomatico da caccia più evoluto mai ideato, perché rappresenta uno sviluppo del sistema inerziale in grado di mitigare ulteriormente rinculo e rilevamento.

La sua estetica fortemente innovativa è in totale sintonia con questi contenuti tecnologici e la sua concezione permette la massima modularità di utilizzo.

L'828 U (2015) ha rivoluzionato la meccanica dei fucili sovrapposti, ma anche la loro estetica: una scelta coraggiosissima, che ha pagato soprattutto grazie all'impiego di tecnologie innovative ed esclusive.

Infine, anche la recente carabina Lupo (2020) ha mutato radicalmente i dettami tradizionali delle bolt action, dando forma a una carabina strutturalmente molto rigida, come si richiede a questo tipo di armi, ma di forma leggera e slanciata. L'elevata rigidità tra lo chassis e l'insieme canna-azione assicura eccellente precisione

Per concludere, stile e funzionalità sono due facce della stessa medaglia, che si completano e sostengono a vicenda.

Una sintesi mai frutto del caso, ma di un lavoro preordinato di squadra che inizia agli albori della creazione, quando il fucile è ancora un'idea da disegnare su carta.


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