03 Febbraio 2023

Selvaggina da piuma

Pur con l'avvento di nuove tipologie venatorie, la caccia alla selvaggina da piuma è rimasta una delle attività più apprezzate dai veri appassionati, spesso disposti a sacrifici notevoli pur di continuare ad assaporare l'essenza della caccia tradizionale.

Ogni specie ha delle proprie particolarità e, in base all'habitat, alle abitudini e alle caratteristiche del selvatico, richiederà delle tecniche di caccia specifiche e dotate, ciascuna a modo suo, di fascino e tradizione.

"Selvaggina da piuma" è una terminologia che differenzia la fauna avicola dall'altra grande categoria di selvatici, la "selvaggina da pelo", e può; essere suddivisa in stanziale e migratoria.

Perché un cacciatore prediliga una tipologia di caccia piuttosto che un'altra, invece, è e rimarrà sempre un mistero.

Che cosa spinge un cacciatore ad addentrarsi nella profondità di intricate selve, dimora prediletta della Regina del bosco, o a scalare le vette più alte per sentire il frullo di una pernice bianca, o ancora attendere che i colori dell'alba tingano gli specchi d'acqua per avvistare un volo di codoni all'orizzonte?

Come un musicista non sceglie del tutto il suo strumento, ma è quest'ultimo in qualche modo a scegliere lui, così nella caccia, sebbene sia spesso tramandata per tradizione familiare o grazie a un amico, è una particolare tipologia a “scegliere” il cacciatore. Come una chiamata, magnetica e irrazionale.

Fucile semiautomatico per selvaggina da piuma
Fucile semiautomatico per selvaggina da piuma

Scopriamo le diverse tipologie di selvaggina da piuma

La caccia alla selvaggina da piuma stanziale è in genere praticata come caccia col cane da ferma o da cerca.

La bellezza di questa tipologia venatoria sta nella grande varietà di ambienti e di incontri che possono succedersi nella stessa giornata di caccia. Per nulla irrigidita dentro schemi formali, una giornata di caccia vagante col cane è un'esperienza che prende forma di momento in momento, a seconda degli umori del tempo e della selvaggina.

Elemento fondamentale per un'esperienza piena e soddisfacente è il buon lavoro dei nostri compagni a quattro zampe, che ripaga di tutte le energie impiegate ad addestrarli. Il momento in cui i muscoli guizzano, tesi e frementi per la ferma statuaria, appena prima che il selvatico si involi, è parte del bello della caccia.

L'ambiente che esalta le doti dinamiche e olfattive dei cani da ferma è l'aperta campagna, mentre le caratteristiche della cerca varieranno in base alla selvaggina da piuma da cercare e all'habitat in cui si trova.

Starna e fagiano sono sicuramente tra le specie di selvaggina da piuma stanziale più comuni.

La starna (Perdix Perdix) è un uccello piccolo e compatto, con ali corte e arrotondate e colore del piumaggio dominante sul marrone o color cannella, con zone di grigio su petto, collo e becco. I due sessi sono molto simili di difficile distinzione, se non per le dimensioni minori delle femmine.

Nelle campagne le starne prediligono vivere vicino alle spesse siepi di divisione tra i campi a diversa coltura. La starna è stata molto diffusa nelle aree coltivate di tutta Europa fino agli anni '50, poi l'impoverimento dell'habitat, la scomparsa dell'ambiente adatto per la nidificazione, la carenza di cibo e l'inquinamento hanno portato a una riduzione.

In questa caccia un ausiliare dalla ferma solida, che consente un lento accostamento, e un cacciatore che riesca a dominare le emozioni sono aspetti fondamentali. La prassi negli ambienti collinari tipici di questo selvatico prevede un ampio giro rispetto al proprio cane, con l'accortezza di far procedere l'ausiliare sempre a monte alla propria posizione, perché nella maggioranza dei casi, soprattutto se di primo mattino, le starne si rimetteranno nei punti più alti, pronte a involarsi verso valle.

Il fagiano (Phasianus Colchicus) invece si divide essenzialmente in due grandi gruppi: le specie nordiche, o “dal collare”, e quelle meridionali, o “dal collo nero”.

Nonostante sia fra i maggiori protagonisti della stagione di caccia nostrana, non è una specie indigena, ma importata. È un selvatico di medie dimensioni e dalle carni particolarmente apprezzate. È proprio per questa ragione che si deve, secondo la tradizione, la diffusione del fagiano verso occidente, prima in Grecia e in Italia, poi in Francia e Gran Bretagna.

Il suo canto è un suono familiare a chi abita nelle campagne, specialmente all'alba e al tramonto. È un selvatico prevalentemente diurno, che non esce prima delle 8.00/8.30 del mattino. Furbo e sospettoso, è in grado di mettere a dura prova le abilità di cani e cacciatori, essendo capace di fughe anche lunghe chilometri e diventando più smaliziato con progredire della stagione di caccia.

Un comportamento tipico di questa tipologia di selvaggina da piuma è quello di appiattirsi e camminare, allontanandosi di pedina, quando percepisce un pericolo o un cane in ferma.

Quando si invola, cosa che avviene di rado, lo fa in genere quasi mai a portata di tiro, fermandosi talvolta di rimessa sopra le piante. Per questo un consiglio è quello di aggirare il proprio ausiliare con una larga circonferenza, posizionandosi di fronte per tagliare al fagiano eventuali vie di fuga.

Oltre alla caccia vagante con cane, un'altra tecnica ricca di fascino e tradizione è quella dei drive inglesi, che vedono nei fucili basculanti l'arma di elezione. In questo caso, gruppi di battitori fanno involare stormi di fagiani, solitamente in gran numero, che si dirigono in velocità verso i cacciatori alle poste, testandone freddezza e abilità di tiro.

Tra le specie più affascinanti della selvaggina da piuma stanziale vi è senz'altro la pernice bianca (Lagopus Mutus).

Le vette che si stagliano tra nuvole e cielo sono l'habitat prediletto delle bianche, presenti nei massicci delle Alpi ad alta quota. La caratteristica che rende questi animali unici è che hanno la capacità di “cambiarsi d'abito” mutando il colore del piumaggio in base ai cambiamenti stagionali del terreno, dal bruno e grigio in primavera-estate al bianco puro dell'inverno, così da mimetizzarsi tra la neve o tra le erbe rade e i licheni dei prati d'alta quota.

Il cacciatore e il suo ausiliare dovranno essere atleticamente preparati e conoscere bene la montagna, perché i giganti di roccia non fanno sconti a nessuno ed è sempre necessaria la massima prudenza. La marcia solitamente inizia nel cuore della notte, perché è la mattina la migliore occasione per avvistare la cosiddetta “Regina delle nevi”.

Un'altra tipologia di selvaggina da piuma è la selvaggina migratoria. Una caccia diversa, che non può prescindere dalla conoscenza degli spostamenti periodici dei selvatici.

Ciò che la rende elettrizzante e mai scontata sono i fenomeni metereologici e quanto questi influenzino le rotte migratorie. Dalla quaglia al colombaccio, dalla beccaccia ai tordi, fino agli uccelli acquatici, sono tante le specie annoverate in questa categoria di volatili.

La beccaccia (Scolopax Rusticola) è una di quelle che merita una speciale menzione. Enigmatica e affascinante, è un selvatico dalle dimensioni di una pernice e dal piumaggio chiaro-scuro. La caccia all'indiscussa Regina del bosco, protagonista di molta della letteratura venatoria, è intima, solitaria, sfidante e magica insieme.

Tenacia e resistenza alla fatica sono i principali ingredienti per addentrarsi nei boschi intricati dove ama nascondersi. L'affinità tra cane e cacciatore dovrà essere totale per eludere i tranelli che metterà in atto, l'abilità al brandeggio e al tiro di stoccata finissima, per fronteggiare il suo volo improvviso e zigzagante. L'emozione di sentirne il frullo sarà sempre unica.

La caccia al colombaccio (Columba Palumbus) non è tra le più diffuse, ma è sicuramente tra le più sentite tradizioni venatorie della nostra penisola. Si potrebbe definire una vera e propria filosofia, che in base alla tecnica di caccia utilizzata può impegnare il cacciatore per buona parte dell'anno, anche a stagione venatoria chiusa.

Ottobre è il mese d'elezione di questo selvatico, il mese del passo in cui stormi di colombacci si involano tra i valichi o vengono attirati dai volantini posizionati nei capanni.

Questa specie nidifica sugli alberi, sugli arbusti delle siepi e, più raramente, a terra. Predilige i boschi o la boscaglia e gli alberi adulti dal fogliame fitto, spesso ricoperti di edera. Dove la vegetazione arborea scarseggia, il colombaccio è costretto a nidificare a terra, tra i campi di erica o altre erbe alte, in mezzo alle quali nasconde il nido.

Questo è poco più di una piattaforma, costruito dalla femmina in modo piuttosto semplice, con i germogli o altri frammenti portati dal maschio. Le tipologie di caccia al colombaccio prevedono la caccia al valico, in cui i cacciatori si posizionano nei valloni tra le montagne in attesa di avvistare un passo di colombacci e i tiri distanti e verticali, o l'appostamento fisso.

Questo può avvenire da palco o da terra, con l'ausilio di richiami vivi o stampi in penna meccanizzati, stando ben attenti ad adottare tutte le dovute accortezze per garantire una mimetizzazione totale.

Quella da palco invece è forse una delle forme più affascinanti di caccia alla selvaggina da piuma al cosiddetto “palombo”, tipica delle regioni del centro Italia.

La cura del capanno e l'addestramento dei volantini sono aspetti imprescindibili, per godersi l'emozione di un gruppo di Amelie o di piccioni ternani che come un'orchestra di musicisti voleranno in sincronia al comando del cacciatore per attrarre i colombacci al gioco.

Tra i selvatici migratori più ambiti vi è sicuramente il tordo, cacciabile sia come caccia vagante che da appostamento che richiede cura dei dettagli, soprattutto se si è capannisti, e grande abilità di tiro.

La variante più comune e diffusa è il tordo bottaccio (Turdus philomelos), presente in Italia dai primi di ottobre sino a tutto marzo. Di taglia medio-piccola e forma ben bilanciata, ha il dorso bruno-marrone e il ventre bianco-crema, con il petto tendente al fulvo giallo.

In autunno-inverno frequenta vigneti, frutteti, oliveti e la macchia mediterranea, mentre sverna nelle regioni centrali e meridionali a settembre–ottobre. I movimenti di ritorno si svolgono da gennaio sino ad aprile-maggio. Come nidificante, è ampiamente diffuso su tutti i rilievi dell'Italia settentrionale, alpini e prealpini, e sull'Appennino centro-settentrionale.

Della stessa famiglia del precedente, il tordo sassello (Turdus Iliacus) si differenzia per il piumaggio che, in ambedue i sessi, è di colore bruno-olivastro sul dorso e bianco-fulvo con striature scure nelle parti inferiori del corpo.

È una specie territoriale, monogama e gregaria, soprattutto nel periodo delle migrazioni, che sfrutta maggiormente le condizioni meteorologiche per compiere i movimenti migratori, al punto che i venti non solo influenzano i tempi e le rotte migratorie, ma addirittura determinano la scelta dei luoghi di svernamento.

Utilizzando la spinta del vento, i migratori risparmiano energie e riescono a mantenere velocità molto elevate, riducendo così i tempi necessari per la traversata dei tratti di mare.

In Italia, è migratore regolare, con doppio passo, in ottobre-novembre e a febbraio-marzo.

Nidificante irregolare, sverna su tutto il territorio nazionale, soprattutto in corrispondenza delle regioni centrali, in particolare sul versante tirrenico. È legato agli ambienti pianeggianti o collinari, dove frequenta la macchia mediterranea, i margini dei coltivi e i boschi di latifoglie.

Il tordo è una delle tipologie di selvaggina da piuma che si caccia in molti modi: in entrata dagli appostamenti, allo spollo, al traccheggio, al rientro e dal capanno con i richiami vivi.

La prima tecnica si pratica circa per 15-20 giorni l'anno. Mimetismo e gioco dei richiami sono fondamentali per non essere individuati dai tordi in entrata verso l'appostamento e attrarli vicini al gioco dei richiami. A quel punto è tutta questione di freddezza e tempismo, e il cacciatore, posizionato di solito in prossimità di querce, ulivi o ancora meglio aranceti, dovrà cogliere l'attimo perfetto con tiri che in genere vanno dai 25 ai 20 metri.

La caccia allo spollo, invece, viene fatta alle prime luci dell'alba, quando i selvatici si recano ai luoghi di pastura, arrivando all'improvviso come saette sull'blu del cielo. Tiri veloci e a breve distanza, fucili maneggevoli e abilità del tiratore sono ingredienti che regalano belle emozioni.

Altra faccia della medaglia dello spollo è la caccia al rientro, una caccia pomeridiana in cui i cacciatori a bordo macchia o presso i canaloni possono tirare a distanze ravvicinate o al limite della portata.

La tecnica al capanno è ancora diversa, con un lavoro di gestione dell'appostamento simile al colombaccio, che dura per tutto l'anno e si affida all'aiuto di richiami vivi, addestrati per tutta la stagione.

Un'altra tipologia di caccia alla selvaggina da piuma estremamente specifica che richiede passione incondizionata e grandi conoscenze tecniche è sicuramente la caccia agli acquatici.

Le specie migratorie che si annoverano tra gli anatidi sono numerose: dal beccaccino all'anatra, dalla folaga al codone, fino all'alzavola e ai fischioni e l'elenco potrebbe continuare ancora.

Una tipica giornata di caccia invernale agli acquatici può iniziare prima dell'alba quando i cacciatori si dirigono verso una palude o uno specchio d'acqua, dove sono attesi stormi di anatre; altri invece battono luoghi dove è frequente l'incontro con altri migratori.

Una volta terminato il passaggio della mattina e recuperati i capi grazie all'aiuto dei cani, è solitamente il momento di una pausa e un buon caffè nel termos per affrontare il freddo. Habitat diversi avranno ovviamente specie di acquatici diversi. Nelle vicinanze delle paludi, ad esempio, sono frequenti i pantani dove sostano i beccaccini e vari altri trampolieri, senza contare che un'alzavola può venire sempre a tiro.

La caccia agli uccelli acquatici si effettua soprattutto nelle zone lacustri vicino a Ferrara, Ravenna o la Laguna veneta; anche le zone paludose della Toscana sono piuttosto apprezzate da questi piumati.

Tre sono le tecniche di caccia agli acquatici più comunemente impiegate: quella vagante col cane, da capanno in terra ferma o da appostamento in botte. La prima prevede l'accostamento alla preda camminando sugli argini o tra i canneti, mentre per il capanno a terra si può andare dal semplice schermo di canne in riva a uno specchio d'acqua alla postazione fissa su un albero.

Per la caccia all'anatra può anche bastare uno schermo di rete metallica mascherato con giunchi: alto tanto da nascondere la figura del cacciatore, deve però permettere un agevole e rapido puntamento. La scelta del luogo influisce sull'efficacia dell'appostamento: deve essere nelle vicinanze di un tipico luogo di passo o di pastura.

Il capanno, ma basta anche uno schermo per riparare il cacciatore e il cane da riporto, deve essere disposto tenendo conto del vento dominante e della portata del fucile.

Sulla costa il passaggio in volo degli stormi è più estemporaneo e la possibilità di intercettarne uno deve essere valutata di volta in volta in funzione della presenza e anatre in sosta al largo e delle zone di pastura immediatamente a ridosso della costa.

La posizione di caccia può variare in continuazione e dunque più che una struttura fissa bisogna essere pronti a improvvisare dei ripari con teli mimetici.

La caccia nella botte è considerata, nel nostro paese, il modo tipico per cacciare le anatre. Il cacciatore si nasconde tra la vegetazione, avendo cura di mimetizzare perfettamente sé stesso e la botte, immersa quasi completamente, lasciando pochi centimetri fuori della superficie dell'acqua.

Il cacciatore non deve fare altro che mettersi in piedi nella botte, mimetizzarsi con rami e cespugli e aspettare il passaggio delle anatre.

Si può dire che le tecniche di caccia alla selvaggina da piuma sono quelle che fanno parte della nostra tradizione venatoria storica.

Il calibro 28 Magnum si presta assolutamente alla caccia con il cane, perché grazie al peso ridotto è un fucile veloce all'imbracciata, estremamente maneggevole e perfetto per i tiri di stoccata e le lunghe camminate in collina a starne, fagiani o quaglie.

Sfidante ed elegante, è un calibro per veri intenditori, cacciatori abili con ormai anni di cacciate alle spalle, che si entusiasmano per una sfida più difficile e paritaria con il selvatico, ma hanno l'esperienza necessaria da sapere come e quando far partire il colpo per non mancare il bersaglio e condurre la caccia al massimo dell'eticità.

Raffaello Ethos 28
Raffaello Ethos 28

Ecco l'elenco dei semiautomatici Benelli per la caccia alla selvaggina da piuma in calibro 28:


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